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AGGREGAZIONI, VENETO BANCA FRENA

Articolo de Corriere del Veneto ed. Padova e Rovigo
del 23 Gennaio 2014
estratto da pagina 1

 

AGGREGAZIONI, VENETO BANCA FRENA
TRINCA: "NON NE ABBIAMO BISOGNO"
La risposta a Bankitalia dopo l'ispezione di via Nazionale

VENEZIA - Veneto Banca fa da sola. A tre settimane di distanza dalla richiesta di Banca d'Italia di valutare possibili integrazioni con altri istituti di credito per rafforzare il patrimonio, la risposta è arrivata direttamente dal presidente Flavio Trinca: «Veneto Banca non ha bisogno di alcuna aggregazione e ha già ricevuto contatti da parte di cinque società per la vendita di Banca Intermobiliare».
Una risposta secca, arrivata a margine della riunione dell'Abi a Roma con i rappresentanti di via Nazionale, che pone l'accento sulla decisione irrevocabile dell'istituto di credito di Montebelluna di procedere con il piano di ripatrimonializzazione annunciato il 14 novembre scorso e adottato il 4 dicembre. Il piano, a cui il cda ha dato priorità assoluta, punta a far salire il Common equity Tier 1 dal 6,92% del 30 settembre 2013 al 9,5% previsto entro il 30 giugno 2014, con la conversione del prestito obbligazionario convertibile da 350 milioni di euro varato a febbraio 2013 (che farà guadagnarel'1,35% di indice patrimoniale) e la vendita della partecipazione di controllo (71,3%) di Banca Intermobiliare, la banca torinese quotata concentrata sulla gestione del risparmio e dei patrimoni, da cui ci si attende un altro 1% di Core Tier 1. Due azioni che dovrebbero portare nelle casse dell'istituto circa 600 milioni di euro e che sono state decise da Veneto Banca dopo i risultati della relazione ispettiva degli uomini di via Nazionale che indicavano nel superamento dell'8% di Core Tier 1, il passo necessario per allinearsi ai benchmark della Banca centrale europea e della Banca d'Italia. Ma non basta. Secondo la relazione ispettiva i rilievi avrebbero evidenziato alcune carenze nel governo societario e nei controlli interni dell'istituto di Montebelluna nella valutazione del peggioramento della qualità dell'attivo e nella capacità di reddito. In pratica, secondo Banca d'Italia, non sarebbero state prese le giuste contromisure nel contesto di recessione economica in cui si trova il paese e di conseguenza serviranno nuove rettifiche sui crediti rispetto a quelle dei precedenti trimestri. Il cda di Montebelluna però ha ritenuto queste osservazioni infondate, approvando nella riunione pre natalizia del 17 dicembre scorso le controdeduzioni per la Vigilanza. Su questo Trinca era già stato netto («Sono rilievi che non esistono, fuori luogo per l'80-90% di quanto contestatoci») e non stupisce dunque la sua reazione di ieri. «Non ci sono i presupposti per un'aggregazione - ha aggiunto Trinca  -non mi sembra il caso di avventurarci in cose che non ci sono e di cui non sentiamo il bisogno. I problemi di patrimonio di Veneto Banca si risolvono con le operazioni che stiamo già facendo. Non servono altre azioni».
Le affermazioni di Trinca di fatto chiudono la porta alle ipotesi e ai rumors rilanciati in questi giorni su una possibile trattativa di aggregazione di Veneto Banca con la Popolare dell'Emilia Romagna o con Banca Popolare di Vicenza che con più di seicento sportelli ha dimostrato da un pezzo di voler crescere per allontanarsi sempre di più dalla dimensione regionale in cui è nata. A onor del vero, lo stesso presidente della Bpvi, Gianni Zonin, non aveva fatto riferimenti all'istituto di Montebelluna quando, qualche giorno fa dalle pagine del Corriere, ha dichiarato che «non è più il momento delle timidezze perché la super popolare serve». L'interesse di Vicenza infatti sarebbe tutto verso i circa duecento sportelli laziali e toscani di Banca Etruria.

Al.A.


 

Ultimo aggiornamento  04.02.14   h 17:15